Quanto ci vuole davvero per ricaricare un’auto elettrica? Domanda gettonata, risposta unica: dipende.
La durata dipende da più fattori insieme: capacità della batteria, stato di carica attuale, potenza di ricarica e curva di ricarica.
Uno dei fattori principali è la potenza di ricarica, che è sempre limitata dal valore più basso tra la capacità massima della colonnina o wallbox e quella del veicolo. Valori tipici: 3,7 kW, 11 kW, 22 kW, 43 kW, 50 kW, 100 kW, 150 kW e 300 kW.
Più bassa è la potenza massima dichiarata, più tempo servirà per “fare il pieno”. Al contrario, più è alta, più rapido sarà il rifornimento di elettroni.
Il fattore successivo è la cosiddetta curva di ricarica. In base al livello di carica, una batteria può assorbire molta energia in poco tempo. Regola pratica: più è scarica, più alta è la potenza massima; più è piena, più la potenza cala.
Tradotto: durante la ricarica la potenza tende a diminuire progressivamente, fino a scendere a una velocità da wallbox, intorno agli 11 kW.
Nella pratica, le curve contano davvero soprattutto in ricarica rapida e dipendono sia dal veicolo sia da molti fattori esterni.
Sembra banale, ma una batteria piccola si ricarica prima e una grande richiede più tempo, soprattutto in AC su wallbox. Un vecchio BMW i3 con circa 40 kWh su una wallbox da 11 kW impiega più o meno la metà del tempo rispetto a una Tesla Model 3 con batteria quasi doppia. In ricarica rapida la capacità incide meno, perché le auto con batterie grandi spesso supportano potenze più elevate.
Quasi nessuno arriva allo 0%: di solito si ricarica tra il 10% e il 20%. Stesso discorso per il 100%: al contrario dello smartphone, nell’e‑mobility non è una pratica quotidiana, perché accorcia la vita della batteria.
In sintesi: più energia vuoi recuperare, più a lungo durerà la ricarica. Se ricarichi spesso nella quotidianità, l’energia per singola sessione sarà minore.