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Le pietre miliari della mobilità elettrica

La mobilità elettrica ha alle spalle una storia lunga e movimentata, iniziata molto prima di Tesla e delle auto elettriche di oggi.

1828–anni 1920: i primi passi

Le radici della mobilità elettrica risalgono alla prima metà dell’Ottocento. Nel 1827 l’ungherese Ányos Jedlik realizza un motore elettrico; da lì, fino al 1890, negli Stati Uniti, in Germania e nel Regno Unito si moltiplicano le invenzioni attorno alle carrozze motorizzate elettriche.

Dal 1890 parte la produzione in serie di veicoli elettrici, capaci in alcuni casi di toccare i 20 km/h. A cavallo del nuovo secolo intere flotte di taxi sono a batteria. Con l’arrivo però dei motori a combustione, alimentati da benzina economica e non limitati dall’autonomia delle batterie, gli EV perdono terreno e dagli anni 1920 arretrano sul mercato.

Anni 1920–1940: il declino della prima ondata

La produzione a catena di Henry Ford (si pensi alla Model T) e il miglioramento della rete stradale fanno crollare la domanda di elettrico. Le batterie sono costose, pesanti e con bassa densità energetica: un mix che rende poco appetibili le auto elettriche dell’epoca.

Anni 1950–1970: i primi tentativi di rilancio

Negli anni ’50 torna l’interesse per propulsioni alternative, spesso grazie a programmi di ricerca pubblici. Con la crisi petrolifera e la nascente sensibilità ambientale, l’elettrico rientra sotto i riflettori. Il Lunar Roving Vehicle della NASA (il rover lunare delle missioni Apollo) diventa il simbolo della fattibilità dei veicoli elettrici.

Anni 1980–1990: progressi nella tecnologia delle batterie

Negli anni ’80 arrivano passi avanti con le batterie al nichel-cadmio e al nichel-metallo idruro, che rendono l’elettrico più interessante. A metà anni ’90, con il mandato Zero Emission Vehicle (ZEV) in California, General Motors porta in piccola serie l’EV1: un traguardo tecnico che però si chiude nel 2003.

Anni 2000: Tesla e il punto di svolta

Nel 2003 nasce Tesla Motors, destinata a rivoluzionare la mobilità elettrica. Con il Tesla Roadster del 2008, prima elettrica con oltre 320 km di autonomia, riaccende l’interesse per gli EV. In parallelo, la Toyota Prius come ibrida fa scuola in tema di mobilità più sostenibile.

Anni 2010: la produzione di massa decolla

Nel 2010 Nissan lancia la Leaf, tra le prime elettriche prodotte in grandi volumi, mentre Chevrolet introduce la plug-in Volt. Nel 2012 arriva la Tesla Model S, che con autonomia e prestazioni apre una nuova era. Dopo il Dieselgate, nel 2015 Volkswagen annuncia una vasta offensiva elettrica. Intanto la Cina, spinta da incentivi pubblici e innovazione, diventa il primo mercato mondiale per i veicoli elettrici.

Anni 2020: il decollo definitivo

Dal 2020 le quote di mercato degli EV crescono rapidamente e molti costruttori – tra cui Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz – presentano gamme full electric. Nel 2021 la Tesla Gigafactory diventa il più grande sito al mondo per batterie agli ioni di litio. I progressi su batterie allo stato solido e riciclo aumentano efficienza e sostenibilità. In Europa limiti stringenti alle emissioni di CO₂ accelerano la transizione; Paesi come la Norvegia pianificano la fine dei motori termici entro il 2035.

Uno sguardo al futuro

Dopo il 2030 molti Paesi e aziende prevedono l’addio ai motori a combustione. I veicoli elettrici autonomi e la loro integrazione in soluzioni di mobilità sostenibile giocheranno un ruolo chiave. Al centro anche riciclo delle batterie ed energie rinnovabili, per rendere la mobilità elettrica climaticamente neutrale nel lungo periodo.

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