Anche il Lussemburgo spinge sulla mobilità a zero emissioni: vantaggi fiscali, stalli di ricarica ben segnalati e un bollino volontario per farsi riconoscere. Non esistono zone ambientali dedicate, ma ci sono alcune particolarità che chi guida elettrico farebbe bene a conoscere.
La segnaletica in Lussemburgo è molto simile al resto dell’UE, ma ci sono indicazioni e pannelli integrativi specifici riservati ai veicoli elettrici.
Questo cartello è presente presso quasi tutte le colonnine pubbliche. È chiarissimo: si può sostare solo se la ricarica è in corso. Consiglio: anche le auto 100% elettriche non possono restare ferme senza ricaricare: il cavo deve essere collegato e la sessione avviata.
Usati soprattutto in autorimesse o in posti auto riservati. Le ibride plug-in spesso non sono ammesse quando il cartello fa riferimento esplicito ai veicoli 'a zero emissioni'. Nota: la regola precisa dipende dal comune; in caso di dubbio, meglio non rischiare.
Alcuni stalli sono utilizzabili solo in determinate fasce orarie o con durata massima di sosta (es. 'max. 2h'). Consiglio: in questi casi il disco orario è obbligatorio, anche durante la ricarica.
Il Lussemburgo offre un adesivo blu opzionale sul parabrezza per i veicoli 100% elettrici. Facilita il riconoscimento da parte delle forze dell’ordine, ma non è obbligatorio. Consiglio: chi parcheggia spesso presso punti di ricarica ne trae vantaggio, soprattutto nei comuni con agevolazioni di sosta per le auto elettriche.
Non sono richiesti contrassegni obbligatori per accedere a specifiche aree. Anche i veicoli elettrici stranieri non necessitano di etichette: la polizia può verificarlo dalla targa.
Il Lussemburgo gestisce l’e‑mobility con pragmatismo: chi ricarica può sostare, chi parcheggia e basta rischia la multa. Il bollino blu aiuta a farsi riconoscere, ma è facoltativo. Vantaggi fiscali e incentivi rendono il Paese particolarmente interessante per chi guida elettrico — senza bisogno di zone ambientali.
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